Ricordo ancora quando, sui banchi dell’università, ascoltavo gli esimi professori parlare di domanda e offerta, di vincoli di bilancio e di curve di indifferenza. Nella noia di quei pomeriggi milanesi, assediato dalla sonnolenza del dopo mensa, c’erano alcune immagini che riuscivano a suggestionare maggiormente la mia fantasia: una di queste era il “famigerato” paniere di beni.
Il paniere doveva rappresentare un insieme di beni, essenziali o superflui, che l’individuo sceglieva in base alle sue preferenze, al costo sul mercato e ai soldi che aveva in tasca. Nella mia mente lo immaginavo così: un individuo, senza volto, che teneva in grembo un paniere pieno di ogni ben di Dio; un individuo solo, con il suo bel paniere, in uno spazio vuoto. Un’immagine degna della scienza triste…
Col tempo mi sono reso conto che quell’immagine irreale forse descriveva alcuni aspetti della realtà. Me ne sono accorto non più sui banchi dell’università, ma tra i banchi del supermercato.
