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venerdì 22 marzo 2013

BOCCATE D'OSSIGENO


Proviamo a mettere al centro dell’attenzione l’apparato respiratorio con i suoi organi e analizziamo la respirazione nella sua intima relazione con il vissuto emotivo e nel suo significato più ampio di momento di congiunzione, nell’uomo, tra corpo fisico e spirituale. Il desiderio e le emozioni pulsano dentro al petto e, se non respiriamo liberamente, il cuore non può sentire né desiderare, rimane oppresso. “L’esperienza viva” è quindi cardiopolmonare, in quanto polmoni e cuore sono intrinsecamente collegati e la loro funzione primaria è una sola: assorbire e distribuire l’ossigeno e con esso “spirito e vita”, in tutto il corpo.
Già dai tempi più remoti le parole relazionate con l’aria, l’atmosfera, o la  “respirazione” sono le stesse usate per descrivere concetti religiosi. Per esempio, in alcune lingue antiche come il greco o il latino le parole aria, vento, soffio, sono le stesse che esprimono idee come Vita, Spirito, Dio…

sabato 24 novembre 2012

LA SUSSIDIARIETA' QUOTIDIANA (ovvero come non sentirsi la Repubblica…della carta igienica)


Il cittadino che risparmia energia, fa un uso sostenibile della risorsa idrica, segue bene le regole della raccolta differenziata, sceglie il trasporto pubblico, condiviso o sostenibile anziché il mezzo di trasporto individuale privato, tiene in buono stato un proprio immobile (es. restaura la facciata, pulisce o sgombera il proprio marciapiede da rifiuti, detriti o dalla neve, pota alberi che minacciano di rovinare su strade pubbliche, smaltisce foglie secche che rischiano di causare un incendio oppure ostruiscono canali di drenaggio delle acque piovane, ecc.) è un cittadino che svolge “attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”?
Insomma, il cittadino che nella propria vita privata o nella gestione di beni individuali tiene una condotta orientata alla riduzione o, addirittura, all’ eliminazione di “problemi collettivi” (o, meglio, per la collettività) e che, conseguentemente, contribuisce a ridurre/eliminare la necessità di organizzare una risposta pubblica, si può considerare un cittadino attivo che deve essere “favorito” dai poteri pubblici? Oppure, guardando al fenomeno da un’angolazione opposta e inversa, si può parlare di veri e propri doveri civici del proprietario o del "privato cittadino"? Forse non è la corretta applicazione della sussidiarietà?
Qualcuno potrebbe dire che in fondo si tratta di comportamenti in alcuni casi già resi obbligatori dal diritto, altri che si tratta di condotte irrilevanti per lo stesso e che sarebbe bene che tali rimanessero. Qualcun altro potrebbe sostenere che in fondo non vi è sussidiarietà in azione, almeno fino a quando i poteri pubblici non cerchino davvero di istituire un’alleanza con i cittadini per tutelare l’interesse generale attraverso un miglior governo dei beni privati o delle condotte individuali.
Lo stesso potrebbe dirsi se fossi un agricoltore e non mi preoccupassi di "manutenere"
correttamente i miei impianti di irrigazione e per effetto di questo si determinasse un disastro ferroviario od altro. Mi sto riferendo ai numerosi fenomeni di dissesto idrogeologico causati, a seconda i casi, dal mancato coinvolgimento o dal malfunzionamento di quelli che, almeno in linea teorica, sono consorzi tra proprietari di aree che necessitano il coordinamento d’ interventi pubblici e privati per la difesa del suolo, la regolazione delle acque, l’irrigazione e la salvaguardia ambientale.

sabato 19 maggio 2012

RESILIENZA: QUELLO CHE NON HO!


No! E’ solo una coincidenza temporale con il programma televisivo di successo targato Fazio/Saviano, ma certe parole  esprimono bene il vissuto, anche sofferto, della nostra vita.
La mia parola è resilienza.
La resilienza è da più parti definita come la capacità di un oggetto di "non rompersi" nel momento di un urto, ma questo non è del tutto corretto, perché si rischia di includere anche gli oggetti molto duri (o resistenti) oppure elastici.
In realtà la resilienza è la capacità di un oggetto di recuperare la propria forma dopo un urto; per un individuo, essere resiliente significa essere in grado di tornare a vivere dopo aver “subito l'urto” di un evento spiacevole, significa rialzarsi dopo essere caduti. Rialzarsi dopo una malattia, dopo la perdita di una persona cara, o di una parte importante della nostra vita è sempre difficile ma è l'unica cosa che possiamo fare. Ogni giorno facciamo esperienze di resilienza. Il mondo è pieno di persone dotate di una straordinaria resilienza. Essere resilienti è la dimostrazione che i punti di forza (fattori di protezione) possono superare i punti di debolezza (fattori di rischio) ed è possibile riuscire a spezzare il corso scritto degli eventi, riuscire ad essere diversi e “discontinui” rispetto al destino che era stato scritto per noi.
Certo alcuni hanno una naturale propensione alla resilienza, altri, purtroppo, no. Per questo è importante apprenderla, ricevere un sostegno e un supporto che aiuti a svilupparla (fin da piccoli).
Per riuscire, quando sarà il momento, a spiegarla come una vela nuova, dopo che la nostra barca ha attraversato una terribile tempesta che ha strappato le vecchie vele.
Verifichiamo quanto – tutti i giorni – la resilienza sia importante per le persone che conosciamo.
Sto pensando in questo momento a troppe situazioni che possono entrare in questa chiave di lettura: famiglie in difficoltà, singoli papà e mamme, gruppi, imprenditori…
E’ un fenomeno assolutamente nuovo quello dei piccoli imprenditori che di fronte alla crisi si tolgono la vita. In altri tempi c’erano suicidi, ma per di più legati a fatti personali. Ora invece il tracollo della propria impresa mette a repentaglio la legittimazione come imprenditore e quindi la legittimazione sociale, il benessere personale.
Ci vuole un nuovo approccio, un nuovo modello di resilienza, forse basterebbe una prossimità diversa, un’attenzione sensibile al vicino, un equilibrio che ascolta tra le pieghe: nuove forme di adattabilità al contesto e capacità di autoriparazione affinché l’ecosistema sociale esca dalla crisi rafforzato e non, come sta succedendo al nostro Paese, con le stesse debolezze strutturali.
Nell’attuale contesto di sfiducia crescente verso noi stessi, verso il futuro, verso tutto e tutti vengono sfidati i nostri stili di vita nella loro resilienza in forme radicalmente nuove.

lunedì 23 aprile 2012

IL MIO SINDACO IDEALE: PARRESIA E NON SOLO




Il compito che ci attende, se vogliamo accompagnare l’elezione della nuova Amministrazione Comunale di Crema, consiste dal mio punto di vista, nell’analizzare e comporre una visione articolata della società, senza abbandonarci a proiezioni disfattiste, assumendo i problemi sociali, politici ed economici nella loro completezza, evitando banalizzazioni o pressapochismi, letture populiste o parziali, il cui unico risultato sarebbe l’ulteriore penalizzazione dei piccoli, dei senza voce, degli esclusi e il rafforzamento degli egoismi individuali, corporativi o lobbistici che dir si voglia. Mettiamo l’asse del baricentro al posto giusto.
Credo che potremmo con-dividere la stessa esortazione alla vigilanza. Vigilare prima e soprattutto dopo l’elezione del Sindaco, con un convinto sforzo di discernimento/riflessione che muova dalla consapevolezza della centralità del valore della persona. E tutti i candidati in questi giorni lo hanno sostenuto… ma poi la traduzione?
Possiamo ripensare il nostro modus vivendi riflettendo sul vissuto personale e comunitario cremasco rispetto ai grandi processi in atto. Proprio perché tutto è più vicino: la realtà dell’incontro e conseguentemente del conflitto ci accompagna quotidianamente. Siamo immersi nelle reti del bene e del male che potrebbero consentire rapporti permanenti di alleanza ma anche formulazioni d’interessi di parte, che prendono già oggi, troppo spesso, il sopravvento sul bene comune. Tra i candidati sindaco l’area cattolica è ben rappresentata. Paolo VI diceva che “la politica è una maniera esigente - ma non la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri”. Queste parole rappresentano una forte provocazione nei confronti di chi ha ridotto la politica a funzione, interesse di parte o mestiere che dir si voglia. Ma è anche una sferzata a tutti noi che crediamo di venir meno all’impegno sociale definendo tutto ciò che è politico come qualcosa di losco; in realtà, un alibi al nostro disimpegno e alla nostra mediocrità. Il senso dell’attenzione verso la polis deve spingerci ad appassionarci nuovamente degli altri e del loro destino. Subordinare, come troppo spesso accade anche da noi, la politica agli interessi di questa o quella fazione, è davvero un male imperdonabile; creare invece legami ed azioni solidali senza piegare (=privatizzare) le risorse accuendo così la distanza con i bisogni delle persone.

domenica 29 gennaio 2012

NON GIOCARE, VINCI!

E’ allarme dopo il nuovo record che i giochi d’azzardo hanno registrato a fine 2011, soprattutto in Lombardia. La febbre da gioco è sempre più diffusa tra gli italiani e, in particolare, tra i cittadini lombardi, perché aumentando i giocatori responsabili, non solo cresce il numero dei giocatori patologici, che sull'altare della Dea Bendata, sacrificano risparmi, matrimoni, relazioni affettive, ma si allarga anche la quota degli indebitati che sperano nel colpo vincente per uscire dai guai e aggravano così la loro situazione. I dati sono diffusi da Agicos. 
Secondo le stime dell’agenzia specializzata in giochi d’azzardo, il bilancio del 2011 si è chiuso con una raccolta complessiva di oltre 76 miliardi, superiore del 23,9% rispetto all'anno precedente (61,5 miliardi giocati). Gli italiani hanno speso in media oltre mille euro tra scommesse, concorsi e giochi on line, una media molto alta che pone l’Italia fra i paesi al mondo dove il gioco assorbe più risorse. Il fenomeno, inoltre, è particolarmente radicato in Lombardia. Nel 2011, infatti, è Milano la città in cui si è giocato di più con una raccolta pari a 5,6 miliardi di euro, seguita da Roma e Napoli. E Pavia è la capitale italiana degli scommettitori con una spesa pro capite che nella provincia arriva poco sotto i 2.900 euro, oltre il doppio della media italiana. Stante questa situazione, non stupisce la recrudescenza di fenomeni patologici legati al gioco d’azzardo, ma anche la pratica di chi si affida alla Fortuna nell'illusione di ripianare i propri debiti, finendo invece per aggravarli.

venerdì 9 dicembre 2011

SVILUPPO E COESIONE. INSIEME. E NEL CREMASCO?


Vanno molto di moda in questa fase le riforme a costo zero. Ma un ulteriore aspetto da considerare in queste proposte è l’effetto leva, ovvero quel che riescono a generare in termini di nuova ricchezza – misurabile da svariati punti di vista – ed anche in termini di cambiamento dei sistemi produttivi e delle organizzazioni che li gestiscono. Una riforma di questo tipo – molto innovativa e altrettanto sottovalutata – riguarda la rigenerazione dei community asset. Si tratta di beni immobili e proprietà da dare in gestione a organizzazioni comunitarie e imprese sociali affinché li ristrutturino sia nella parte materiale che nella finalità sociale.
Nuove forme d’uso per rispondere a esigenze di interesse collettivo. La casistica è amplissima e tutta da esplorare: beni confiscati alle organizzazioni mafiose dove si fa turismo sociale; strutture di enti religiosi che riaprono scuole; beni demaniali e infrastrutture (stazioni, centrali, ecc.) riconvertite a spazi culturali. Un vero e proprio tesoretto immobiliare che può essere alienato per “fare cassa”, oppure, utilizzando un leveraggio più complicato, rimesso in circolo investendo sul lungo periodo e generando maggiori benefici, anche economici.

domenica 20 novembre 2011

SCALATA TERAPEUTICA



Ai margini di un interessantissimo Convegno svolto a Crema il 19/11/11 organizzato dal CAI di Crema e dalla Comunità Terapeutica ‘Il Cuore di Crema’ proponiano qualche riflessione allo scopo di allargare l’attenzione ad una novità che si affaccia anche sul territorio cremasco.
COS’ E’ LA  MONTAGNATERAPIA ?
E’ un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo, finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura ed alla riabilitazione degli individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilità; esso é progettato per svolgersi, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna (dal sito montagnaterapia.it).
Ma il dibattito sul tema è rimasto in questi anni sempre attivo e vivace; e se il termine è ormai accettato ed usato da quasi tutti  (nell’ ambiente della salute mentale così come nel C.A.I.) ancor oggi non tutti la condividono a pieno, ad alcuni la definizione va stretta o viene considerata riduttiva, per altri è addirittura inutile.

venerdì 21 ottobre 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG SIAMO NOI! VERSO L'AUTONOMIA 3

Le storie delle persone con disabilità e con uno sguardo a 360° su tutte le situazioni e contesti di vita della famiglia stessa,  traducono una consapevolezza che non discriminare significa fare in modo che le stesse persone con disabilità e le loro famiglie possano avere pari opportunità rispetto a quelle che amano definirsi “normodotate” ed essere, quindi, realmente incluse nella scuola, svolgere un lavoro vero, praticare lo sport per tutti, avere una vita sociale, di relazione, affettiva e sessuale, una famiglia, una casa, partecipare alle scelte che le riguardano direttamente ed indirettamente ed alla vita di comunità, agli svaghi, etc…cioè essere parte integrante del “vivere contemporaneo” ricollocando la propria vita in un ambito di vita “normale”, di qualità e degna di essere vissuta.


“Il sessuale è innanzitutto lo sconveniente, ciò di cui non è lecito parlare.”
Così scriveva Freud in Introduzione alla psicoanalisi quando alla fine del XX secolo sconvolse l’opinione pubblica con le sue teorie.
Oggi, più di un secolo dopo, ci sembra quasi impossibile pensare al sessuale come a qualcosa di cui non si può parlare: tutti ne parlano, in ogni modo possibile; le nostre menti sono costantemente investite da questo argomento tramite i media, la tv ed internet. Tuttavia ci sono ancora numerosi ambiti in cui la citazione di Freud può essere ritenuta attuale, almeno fino a qualche anno fa: uno di questi è la disabilità.

venerdì 14 ottobre 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG SIAMO NOI! VERSO L'AUTONOMIA 2

Le storie delle persone con disabilità e con uno sguardo a 360° su tutte le situazioni e contesti di vita della famiglia stessa,  traducono una consapevolezza che non discriminare significa fare in modo che le stesse persone con disabilità e le loro famiglie possano avere pari opportunità rispetto a quelle che amano definirsi “normodotate” ed essere, quindi, realmente incluse nella scuola, svolgere un lavoro vero, praticare lo sport per tutti, avere una vita sociale, di relazione, affettiva e sessuale, una famiglia, una casa, partecipare alle scelte che le riguardano direttamente ed indirettamente ed alla vita di comunità, agli svaghi, etc…cioè essere parte integrante del “vivere contemporaneo” ricollocando la propria vita in un ambito di vita “normale”, di qualità e degna di essere vissuta.


Anch’io lavoro

Nadia, una storia, una vita vera.
C’era una volta, nel 1986, una piccola  e  tenerissima  bambina , attesa  come
ogni mamma aspetta una figlia.
Tutto perfetto ma  solo per  qualche ora, dopo che è  entrata in questo mondo,
e poi la notizia, non è più una “bella bambina” ma è arrivata una” disgrazia”.
La vera battaglia è stata riprendersi la dignità di essere una persona, prima di una mappa cromosomica, convinti che prima della disabilità vi sia una persona.
L’amore di una mamma per una figlia fa miracoli e amarla come una figlia senza rifiutarla, è stato il segreto che ci ha permesso di raggiungere questi traguardi.
Sarebbe lungo raccontare le diverse tappe della vita, di certo è stata una grande battaglia combattuta ogni giorno, insieme  contro le “etichette“ che il mondo dei normali appiccica a chi ha qualcosa di diverso da ciò che è definito ”normale”.
Oggi è una bella ragazza di 25 anni che dopo il percorso scolastico e formativo realizza un sogno: avere avviato un negozio di parrucchiera e poter fare ciò che le piace mettendo a frutto le sue capacità e le sue passioni che si sono manifestate e sviluppate perché si sono create le condizioni per favorirle, senza  negazioni a priori, quasi accecati dalla diagnosi clinica.
Lavora con altre ragazze che come lei hanno imparato un lavoro che piace e che grazie a Nadia sono riuscite a realizzare un sogno avere una propria attività e a 28 anni guardare al domani con fiducia.
Come abbiamo fatto?  Alla prossima puntata…
La mamma

domenica 9 ottobre 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG SIAMO NOI! VERSO L'AUTONOMIA 1


Le storie delle persone con disabilità e con uno sguardo a 360° su tutte le situazioni e contesti di vita della famiglia stessa,  traducono una consapevolezza che non discriminare significa fare in modo che le stesse persone con disabilità e le loro famiglie possano avere pari opportunità rispetto a quelle che amano definirsi “normodotate” ed essere, quindi, realmente incluse nella scuola, svolgere un lavoro vero, praticare lo sport per tutti, avere una vita sociale, di relazione, affettiva e sessuale, una famiglia, una casa, partecipare alle scelte che le riguardano direttamente ed indirettamente ed alla vita di comunità, agli svaghi, etc…cioè essere parte integrante del “vivere contemporaneo” ricollocando la propria vita in un ambito di vita “normale”, di qualità e degna di essere vissuta.



AUTOnoMIA  acquistata

Percorsi, progetti, dinamiche, supporto, accompagnamento sono parole.. le parole “più sono astratte ed imponenti, più finiscono per assomigliare a stanze o a gallerie. Possono espandersi o franare. Possono riempirsi di cattivi odori. Spesso ci fanno ripensare ad altre stanze, in cui ci piacerebbe vivere o ci sembra di vivere già. Possono diventare spazi inabitabili perché perdiamo l’arte o la saggezza necessaria per viverci”.
La testimonianza che segue è la concretezza, la passione di vita, la voglia di normalità, di autonomia di un uomo disabile con tetraparesi spastica del cremasco: l’occasione è un gesto quotidiano di vita che assume un risvolto incredibile di indipendenza.
“ Scrivo queste mie sensazioni dal momento che all’età di 47 anni ho deciso di fare la patente di guida autoveicoli nonostante le resistenze della mia famiglia preoccupata delle difficoltà oggettive dovute alla mia disabilità.
La mia decisione è stata dettata dal desiderio di di-mostrare che anche una persona disabile ha le proprie aspirazioni, i propri desideri da realizzare e non certo perché volevo andare contro la mia famiglia che rispetto profondamente e di cui capisco le perplessità/ dubbi riguardo all’ età ormai matura.
Ma! Con tenacia ed orgoglio voglio dirvi che i sogni delle persone non hanno un vincolo di tempo ma serve la volontà, convinzione e condizione per farli emergere, non bisogna mai arrendersi, la disabilità non è un ostacolo ma se si vede il lato positivo delle cose uno stimolo.
Appena ho iniziato a guidare mille sensazioni si sono concentrate nell’intimo..ma dopo un attimo di smarrimento mi sono detto ce l’ho fatta.
E mi sono sentito grande non per spavalderia ma perché ho dato una svolta alla mia vita perlomeno per quanto riguarda il muoversi fuori casa non devo più dipendere da nessuno.
E credetemi è una gran bella sensazione ! “
Cagni Raffaele

martedì 13 settembre 2011

LA RIVOLUZIONE DEI VULNERABILI/INVISIBILI - Pensieri introvabili nella manovra di questi giorni

Il fatto ormai non più recente di nuovi disagi ‘invisibili’ sembra manifestarsi soprattutto in una ben precisa fascia sociale della nostra popolazione. Una fascia che, con qualche approssimazione, potremmo definire “ceto medio impoverito”, anch’essa in silenziosa e veloce espansione e trasformazione.
Mi riferisco a persone che, pur partendo da una condizione economica decorosa, incrociano eventi esistenziali che, a motivo della scarsità di risorse culturali e/o relazionali, finiscono per collocarli rapidamente ai confini della soglia di povertà (è il problema ormai molto diffuso della quarta – a volte terza – settimana):
– senza che ciò sia visto dai servizi di welfare, perchè si tratta il più delle volte di quelle situazioni di disagio invisibile, che non rientrano nel mandato istituzionale di questi servizi;
– con una forte difficoltà (vergogna) ad esplicitare la nuova condizione in cui il singolo o la famiglia si vengono a trovare, poiché tale ammissione contrasterebbe con l’immagine esterna.

sabato 23 luglio 2011

LIVIA E CLAUDIA



Nessuna costituzione
e nessuna rivoluzione
mai hanno pensato di garantire agli uomini
il Diritto di respirare.
Nessun diritto è più necessario,
in quanto viviamo tutto il tempo soffocandoci gli uni con gli altri;
Tu mi soffochi:
- Ogni volta che non posso dire a te quel che faccio
  quel che sento e quel che penso.
            - Ogni volta che devo controllare la mia voce e i miei gesti,
              per far sì che tu non percepisca le mie intenzioni.
- Ogni volta che devo giustificare ciò che faccio dinanzi al mio
  giudice  interiore – che sei tu.
            - Ogni volta che reprimo i miei desideri perché tutti vigilano su tutti,
              perché nessuno faccia quel che tutti vorrebbero fare e che sarebbe bene che tutti facessero:               amare, cantare, ballare…
                   
La mia vendetta è fare lo stesso con te.
Per questo viviamo tutti soffocandoci,
             e mai si è pensato di garantire a tutti il diritto di respirare.
             Noi ci neghiamo il più fondamentale dei diritti: il diritto di vivere.
             Per questo viviamo soffocati, angosciati, infelici.
             È necessario rinascere, è possibile rinascere.

SIMPATICHE SIMILITUDINI


La cronaca di questi ultimi mesi è pregna di sofferenza e la guerra libica fa da spartiacque tra le vicende di Gossipolitica e il dramma degli sbarchi. Si può anche ignorare il messaggio, ma ciò che distingue l’accoglienza dalla sopportazione è un labile filo di cotone. Molte facce con lo sguardo all’insù fanno capolino dai barconi, hanno in testa qualcosa di chiaro: approdare dopo “aver” fuggito. Lasciare da parte da parte commenti  etico/politici o suggerimenti operativi è d’obbligo, ma vorrei far notare qualche similitudine, qualche somiglianza con la condizione generale che alberga in un essere umano che chiede cibo, riparo, vestiti, giustizia, dignità e forse anche lavoro. Tutte onorevoli necessarie pretese che fanno riflettere. II mondo globalizzato, quello che consuma in gran parte per legittimare la produzione, accetta di buon grado solo l’essere umano autonomo, poco o per nulla costoso per la società e, magari, anche bello da vedere. Sarà sempre così? 

mercoledì 20 luglio 2011

L'AFONIA DEL CITTADINO

Quando i tagli assumono le dimensioni del dimezzamento o peggio, prende il sopravvento la paura che nessun servizio alla persona, conquistato in anni di faticose battaglie, rimanga indenne. E che la qualità della vita, e della coesione sociale, risulti drammaticamente impoverita e offesa. Parlarne sarebbe doveroso, ma il silenzio che si avverte attorno sa di deserto e di terra bruciata. Quando riusciremo a riemergere dai marosi delle continue emergenze, dei disastri mondiali, delle guerre, delle migrazioni di massa, delle rese dei conti in Parlamento e nelle aule di giustizia, quando insomma saremo in grado di osservare il panorama sociale del nostro Paese al netto dei quintali di carta e di immagini che hanno spostato di peso il baricentro dell'attenzione pubblica, allontanandolo dalla realtà quotidiana, dai progetti di vita, dalle relazioni umane normali e per certi versi anonime, quando e se riusciremo in questa impresa titanica, il cui orizzonte temporale ancora stento perfino a immaginare, ci renderemo improvvisamente conto della fragilità e dell'esiguità delle risorse economiche rimaste sul bagnasciuga, al chetarsi delle onde, al ritrarsi dell’alta marea.

lunedì 18 luglio 2011

VIVERE IN QUOTA


UN AIUTO ALLA DONNA CHE PERMETTE DI ROMPERE LA SOLITUDINE
Donne contro la violenza : 20 anni - buon compleanno!

Ho seguito con una certa indulgenza il dibattito sulle quote rosa, sulla legge, sulle obiezioni di donne di cui si è parlato negli ultimi giorni su giornali e in trasmissioni televisive. Non mi sono appassionato, non perché non condivida, fermamente, il convincimento che ancora oggi, in Italia, assistiamo ad una masochistica discriminazione delle donne in politica, nel mondo del lavoro e ai vertici aziendali in particolare. Anzi, sono certo che quasi sempre l’approccio culturale, pragmatico, tenace, combattivo, serio delle donne in ogni campo, dal sociale al profit, alla politica, è di gran lunga più creativo, innovativo e capace di produrre valore aggiunto rispetto al valore medio della componente maschile, che dà per scontato il diritto ad arrivare, a fare carriera, a dirigere, a decidere.

lunedì 16 maggio 2011

WELFARE: MAGGIORI RISORSE ... OPPORTUNITA' PER TUTTI

Il 10% delle famiglie italiane piu' ricche detiene il 45% della ricchezza complessiva. E' quanto emerge dall’ultimo bollettino statistico della Banca d'Italia mostrando come la distribuzione della ricchezza e' caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all'opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata.
Alla fine del 2008 la meta' piu' povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento piu' ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. L'indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione), risultava pari a 0,613, sostanzialmente in linea con quello osservato nel 2006.
Il numero di famiglie con una ricchezza netta negativa, alla fine del 2008 pari al 3,2 per cento, risulta invece in lieve ma graduale crescita dal 2000 in poi. Secondo le stime disponibili, nel confronto internazionale l'Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi piu' sviluppati.

lunedì 28 marzo 2011

IL SALOTTO DELLE BUONE PRATICHE


In occasione della sua ottava edizione, Fa' la cosa giusta! - Libera la tua voglia di cambiare, Milano ha dato vita ad uno spazio dedicato agli espositori, partner e sponsor della Fiera su problematiche legate all’avvio e allo sviluppo di imprese sociali, profit e no profit, la crescita del numero di imprese in grado di creare occupazione e innovazione coniugandole con valore sociale e protezione ambientale, capacità al servizio dell'economia solidale e sostenibile italiana, consumo critico e stili di vita sostenibili.
Intrufolandomi tra gli stands ho subito le suggestioni di ciascuno di essi, pensando nel contempo ad una immagine che ho coniato col titolo “gli integratori del welfare” svelandosi in un doppio senso.

domenica 20 febbraio 2011

DAI LUOGHI DI CURA ALLA CURA DEI LUOGHI .... Ovvero valorizzare il tessuto fra cittadini

Ci ha scritto la dott.ssa Manoukian nel post del 10 gennaio: “non varrebbe la pena tentare di aprire e scoprire delle parole che rischiamo di usare come se fossero tutte belle e fatte, ben chiare e trasparenti, mentre sono invece opache…. se non oscure? ”
Ebbene faccio mio l’ invito e metto sotto la lente di ingrandimento le parole ’privatizzare’, ‘esternalizzare’, così di moda in questi giorni a Crema, ed apro ad ulteriori contributi.
L’invito è quello di fare uno sforzo pro-positivo pur partendo da un’analisi lucida dello stato dei rapporti tra i vari soggetti ed in particolar modo con le istituzioni, atteggiamento non facile ma dettato dalla necessità di provare ad uscire della palude delle pure rivendicazioni economiche (comunque assai legittime!) e dalla nebbia che pervade l’apparato pubblico nel definire assetti e modalità, esigenze di bilancio ed attenzioni educative.
L’impostazione riparativa dei sistemi di welfare a scapito dell’intervento di tipo promozionale, ha contribuito ad alimentare una crescita incontrollabile della domanda con l’ insorgere di sempre nuove forme di bisogno e quindi anche una lievitazione della spesa, senza essere in grado di produrre i benefici attesi.

domenica 23 gennaio 2011

A favore di che cerca un Benessere ri-assaporato: SUOR LETIZIA, UN TESTIMONE CREMASCO

Una morte che spalanca prospettive non banali sull’eterno ed anche sul nostro immediato futuro.
Una vita pregustata anno dopo anno con gli occhi attenti e gli sguardi smarriti di molte giovani donne alla ricerca di una svolta da dare alla propria esistenza.
Non a sorpresa buona parte di questi percorsi si sono ricomposti attorno ad una bara ed ancor più attorno ad una scommessa comune: il recupero del valore e dell’energia umana della parola testimoniata e della sua incarnazione quotidiana.
È Suor Letizia a lanciare la pro-vocazione.
Si dice che ormai «la parola pubblica è diventata ciarlatana» per cui la gente va in cerca di altro. Cerca la parola della banalità, del successo facile, dell’ignoto giocato sulla fortuna. La cerca, ma poi la trova? Soprattutto con il suo radicamento dentro una parola antica come quella biblica, frugata per decenni con animo di fede e nel contesto comunitario delle consorelle, ha potuto attingere oltre, portare dentro, ri-dare senso a vite uscite malamente dal solco del ben-essere ricercato con risposte inadeguate.

sabato 18 dicembre 2010

UN FIUME DI PAROLE

“Frasi in una sola parola. Frasi interminabili. …le parole che di solito camminano. Io amo l’andatura delle parole, le loro strade, le loro stazioni; diffido del loro scorrere.” (ELIAS CANETTI, Il cuore segreto dell’orologio)

Un passo indietro. Abbiamo condiviso tutti il nostro nome MONDIVITALI che rimanda al pensiero filosofico e possiede una caratteristica ambivalenza. Il concetto tedesco di lebenswelt (che viene tradotto in italiano come "Mondo vitale" o più comunemente come "Mondo della vita") da un lato significa l'universo dell'autoevidenza, come fondamento antropologico di ogni determinazione nella relazione dell'uomo con il mondo e contraddistingue però nello stesso tempo anche il mondo della vita concreto, visibile e pratico. Dunque un orizzonte di significato profondo, fondante … calato nell’impasto quotidiano della storia.
In ragione, sebbene consapevoli del nostro essere con piedi, mani e testa in una realtà che esprime resistenza a continui cambiamenti nel racchiudere, in categorie predefinite, le problematiche sociali, lo scenario implica un’attenzione imprescindibile, quella di non opacizzare lo sguardo, di disporsi ad imparare continuamente chi è l’altro, il mondo vitale dell’altro, un esercizio sempre più attento e sottile dei nostri “sensori” personali e professionali.