Il
cittadino che risparmia energia, fa un uso sostenibile della risorsa idrica,
segue bene le regole della raccolta differenziata, sceglie il trasporto
pubblico, condiviso o sostenibile anziché il mezzo di trasporto individuale
privato, tiene in buono stato un proprio immobile (es. restaura la facciata,
pulisce o sgombera il proprio marciapiede da rifiuti, detriti o dalla neve,
pota alberi che minacciano di rovinare su strade pubbliche, smaltisce foglie
secche che rischiano di causare un incendio oppure ostruiscono canali di
drenaggio delle acque piovane, ecc.) è un cittadino che svolge “attività di
interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”?
Insomma,
il cittadino che nella propria vita privata o nella gestione di beni individuali
tiene una condotta orientata alla riduzione o, addirittura, all’ eliminazione
di “problemi collettivi” (o, meglio, per la collettività) e che,
conseguentemente, contribuisce a ridurre/eliminare la necessità di organizzare
una risposta pubblica, si può considerare un cittadino attivo che deve essere
“favorito” dai poteri pubblici? Oppure, guardando al fenomeno da un’angolazione
opposta e inversa, si può parlare di veri e propri doveri civici del
proprietario o del "privato cittadino"? Forse non è la corretta
applicazione della sussidiarietà?
Qualcuno
potrebbe dire che in fondo si tratta di comportamenti in alcuni casi già resi
obbligatori dal diritto, altri che si tratta di condotte irrilevanti per lo
stesso e che sarebbe bene che tali rimanessero. Qualcun altro potrebbe
sostenere che in fondo non vi è sussidiarietà in azione, almeno fino a quando i
poteri pubblici non cerchino davvero di istituire un’alleanza con i cittadini per
tutelare l’interesse generale attraverso un miglior governo dei beni privati o
delle condotte individuali.
Lo
stesso potrebbe dirsi se fossi un agricoltore e non mi preoccupassi di
"manutenere"
correttamente
i miei impianti di irrigazione e per effetto di questo si determinasse un
disastro ferroviario od altro. Mi sto riferendo ai numerosi fenomeni di
dissesto idrogeologico causati, a seconda i casi, dal mancato coinvolgimento o
dal malfunzionamento di quelli che, almeno in linea teorica, sono consorzi tra
proprietari di aree che necessitano il coordinamento d’ interventi pubblici e
privati per la difesa del suolo, la regolazione delle acque, l’irrigazione e la
salvaguardia ambientale.
La
sussidiarietà può essere pane quotidiano
In
un'ottica più orientata alla sussidiarietà, a mio avviso, esiste anche una
diversa possibile configurazione delle fattispecie in questione. Esse
potrebbero essere inglobate nell'ambito di quella che possiamo definire la
"sussidiarietà
nelle piccole scelte quotidiane". Pensiamo all'uso
sostenibile delle risorse naturali o dell'energia, alla raccolta differenziata,
a una regolazione della mobilità urbana che incentivi il trasporto collettivo o
condiviso e disincentivi la mobilità privata o individuale. Od anche alla
sinergia tra servizi pubblici.
Si
può facilmente dimostrare che in realtà si tratta di un paradigma concretamente
applicabile anche ad altri settori la possibilità di vivere in maniera
sostenibile, cioè in armonia con la natura e la propria comunità. La semplice
riscoperta della bicicletta, dei mezzi pubblici e quindi di una mobilità sostenibile o la valorizzazione del turismo diffuso in comunità
ospitali, delle energie sostenibili, dei prodotti locali biologici, della
raccolta differenziata, di stili di vita più
sostenibili e così via, rappresentano tutti
esempi di come, apportando piccoli
aggiustamenti alla vita quotidiana, si possa
contribuire alla tutela dell’interesse generale. Lo stesso può dirsi se, sempre
nella vita di tutti i giorni, i cittadini si preoccupassero di gestire meglio i
propri beni privati, per migliorarli o conservarli correttamente, affinché
producano un beneficio, oppure non procurino danno alla collettività e quindi
giovano all'interesse generale.
In
definitiva, l'idea essenziale è che ciascuno di noi, obbedendo a regole di buon
comportamento civico nella propria vita privata, sia con riguardo all'uso di
beni privati, che con riguardo all'uso di beni pubblici, può dare il proprio
contributo per tutelare l'interesse generale o, meglio con una terminologia a
noi più cara, i beni comuni.
C'è
alleanza se c'è responsabilità sociale individuale
Tutti
questi comportamenti si basano sull’assunzione di una responsabilità verso gli
altri e verso i beni comuni. Questi cittadini si sentono e sono persone responsabili.
Non nel senso punitivo del termine, ma in quello di accountable. Si tratta cioè di cittadini che si sentono investiti di
un potere, cioè quello di fare qualcosa per dare una risposta a problemi
collettivi con propri comportamenti individuali nella vita di tutti i giorni e incidenti
per lo più sulla propria sfera privata. Si è già dimostrato come la sussidiarietà
implica anche una responsabilità
sociale individuale,
perché si fonda sull’assunzione da parte dei cittadini di responsabilità nei
confronti dei beni comuni, di cui essi decidono autonomamente di prendersi cura
insieme con l’amministrazione pubblica.
Si
può dire, in altri termini, che la cittadinanza attiva consiste nell’assunzione
da parte di singoli individui, da soli o insieme con altri, di responsabilità
sociali, cioè di responsabilità verso la comunità. Qui l'assunzione di
responsabilità è quotidiana, confermata giorno per giorno, attuata nella
propria sfera privata anche se incidente in qualche misura sulla collettività.
Anche
in questo caso si realizza quella forma di alleanza tra pubblici poteri e cittadini sottintesa dall'art.118 della
Costituzione. Infatti, secondo il paradigma della sussidiarietà quotidiana, i
cittadini decidono di prendersi cura di beni comuni attraverso comportamenti quotidiani
orientati alla minimizzazione di problemi di dimensione collettiva o alla
riduzione di costi per la collettività che creano la necessità di organizzare
una risposta pubblica. Ma !!! i pubblici poteri non smettono di colpo di
occuparsi dei medesimi beni comuni. Anzi, i poteri pubblici scoprono degli
alleati inaspettati nei cittadini che decidono di abbracciare la sussidiarietà
quotidiana. Se si vuole, si tratta di una forma di alleanza spontanea e informale. Alleanza sinonimo di governance.
Queste
parole accompagnano giorni di turni elettorali importanti (a partire dalle
primarie del centro-sinistra) e sono impregnate dalla fatica a gestire la crisi
sociale (=crisi delle persone) con senso di responsabilità: due variabili
interconnesse.
Costruire
quotidianamente la sussidiarietà si paga a caro prezzo. E che prezzo.
Ma
ne vale la pena!
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